Il fenomeno del dissenso sul Web 2.0, oggetto di studio già l’anno scorso nell’analisi svolta da Public Affairs Advisors e Fleed, è diventato sempre più decisivo nella dinamica della comunicazione di iniziative imprenditoriali che possano avere un impatto sull’ambiente o sulla società.

Visto l’interesse riscontrato e la qualità del materiale ottenuto, quest’anno ci siamo prefissati l’obiettivo di condurre un’analisi su un orizzonte ancora più lungo (un anno, da giugno 2015 a maggio 2016). Il lavoro di raccolta e studio è in corso e in autunno terremo la presentazione del nuovo Rapporto.

Qui un’anticipazione dei focus di analisi e dei primi interessanti riscontri su un campione di oltre 400 mila contenuti.

Non si arresta – anzi si “istituzionalizza” – il fenomeno delle proteste in Rete di cittadini e organizzazioni contro progetti di nuove opere ed infrastrutture. Ciò che continua a stupire è la frequenza di questi eventi sul Web, il loro carattere mutevole e le connessioni che presentano l’uno con l’altro.

Data, dunque, la complessità dei fenomeni, anche quest’anno l’analisi si è basata sui temi strategici della percezione, dell’informazione e della comunicazione sui Social Network, diventati ormai “strumento” per eccellenza della protesta. L’obiettivo rimane quello di saper leggere il NO per come esso si esprime globalmente nella Rete. La complessità del lavoro di progettazione ed esecuzione di impianti, strade, gasdotti e così via richiede alle Aziende e alle Amministrazioni di essere in grado di intercettare flussi di comunicazione Web che si rivelano così efficaci e pervasivi, pur rimanendo nell’esclusività di alcuni utenti specifici, e disporre di tecniche interpretative che sappiano comprendere le ramificazioni di questa particolare forma di linguaggio.

Il nuovo Rapporto sui fenomeni di opposizione si basa sull’analisi di circa 100.000 fonti Web in lingua italiana in relazione a un perimetro cronologico di 12 mesi (dal 1 maggio 2015 al 30 aprile 2016). Si tratta di oltre 412.657 contenuti prodotti e condivisi da account pubblici.

Dello studio in corso è possibile anticipare alcuni dei macro-temi che saranno oggetto di analisi del Rapporto. L’analisi si è svolta raggruppando le varie opposizioni territoriali in 6 macro categorie: NO TRIV, NO TAV, Xylella, NO TTIP, NO Opere/Infrastrutture e NO Rifiuti. Questi sono risultati i più grandi in termini di discussioni prodotte. A questi si affiancheranno casi territoriali specifici sui temi di gestione rifiuti, estrazione idrocarburi, impianti eolici.

Sebbene vari episodi di cronaca abbiano avuto un impatto sulle discussioni online, vedi “caso Guidi” (le dimissioni dell’ex Ministro dello Sviluppo Economico) o il referendum abrogativo ribattezzato “No Triv” tenutosi lo scorso 17 aprile, è importante sottolineare che i picchi di volumi corrispondenti a fatti di interesse non siano dovuti esclusivamente al risalto che i media generalisti hanno dato alle notizie in questione. Come l’anno scorso, è prevalso un vero e proprio loop di comunicazione da parte della mobilitazione degli utenti attraverso canali extra mediatici.

Questi ultimi hanno portato all’osservazione di un fatto alquanto interessante, che non era ancora emerso in maniera così chiara durante l’indagine dello scorso anno. Dai dati è emerso che il MoVimento 5 Stelle esercita un forte impatto sul dibattito Web 2.0. Su Twitter il MoVimento 5 Stelle (nei suoi account ufficiali istituzionali o tra gli attivisti) si posiziona al primo posto come il più attivo, scalzando i “Comitati” più o meno ufficiali o le associazioni ambientaliste. Quest’anno il Rapporto sarà arricchito da riflessioni di rappresentanti istituzionali e aziendali, esperti di dinamiche di partecipazione e opinion leader che risponderanno alle nostre domande sulle origini e le caratteristiche del dissenso 2.0.

Il Rapporto – che sarà presentato a Roma in autunno – darà conto degli account, dei temi e dei “nodi” della protesta che muove il Web, offrendo chiavi di lettura del dissenso e proposte di indirizzo per conoscere e comprendere il fenomeno del #NO ai tempi del Web 2.0.

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