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Boschi traccia le priorità tra “gli arretrati”. Superamento Pun, nodo Ppa. Fer X: “modello centralizzato” per tempi e vaglio Ue. Terna: nelle prossime settimane consultazione accumuli poi capacity market

Public Affairs Advisors

di Alfredo Spalla per Quotidiano Energia

In attesa che il DL Energia arrivi all’attenzione del Consiglio dei ministri, che a quanto appreso potrebbe svolgersi il 23 ottobre, dal Mase - precisamente da Federico Boschi, Capo del dipartimento energia (Die)- sono arrivate alcune indicazioni sui dossier all’attenzione del ministero.

Al responsabile del Die sono state a date le conclusioni del convegno di E-Innovation Committee dal titolo “La bussola del nuovo Pniec tra Nord magnetico e linea di fede” tenutosi oggi a Roma.

Sul DM Fer X, riferendosi alla questione tra modello “centralizzato” e “decentralizzato”, Boschi ha detto che “lo schema di approvvigionamento centralizzato” nasce come “principale” essenzialmente per due motivi pratici. C’è stata la decisione di ricorrere a strumenti più rodati e comprensibili anche in vista del vaglio della Commissione Ue, che dovrà poi esprimersi sulla compatibilità del decreto. A questo si abbina “la consapevolezza delle esigenze legate ai tempi” stretti. Per il Mase rimane però saldo un obiettivo: “togliere i rischi che gli operatori non riescono a gestire in modo ottimale”.

Boschi ha poi esposto “le tre dimensioni” del decreto sulle aree idonee: si sta studiando “un’incentivazione positiva che spinga le Regioni con meccanismi di premialità”. C’è poi il legame tra sviluppo delle Fer, soprattutto l’eolico, e il paesaggio con una riflessione su quale ruolo debbano avere i piano paesaggistici e c’è infine quello che ha definito “il conflitto tra agricoltura e ambiente”. Su quest’ultimo punto si è detto “più critico” osservando che “c’è quantomeno una sovrabbondanza di vincoli che rischiano di avere una frammentazione eccessiva”. Il “conforto” del Mase è che “anche le Regioni lo percepiscono come un vincolo eccessivo”.

In prospettiva, invece, “cosa bolle in pentola al Mase”? Rispondendo a quest’interrogativo posto da Giovanni Galgano, managing director Public Affairs Advisors, Boschi ha elencato alcune riforme che potrebbero entrare nei prossimi decreti. “C’è un arretrato notevole di cose da fare”, ha premesso. Ha quindi precisato: “Pensiamo a misure di promozione della decarbonizzazione delle industrie energivore che passino attraverso impegni diretti di questi soggetti a investire in rinnovabili, quindi una misura volta a promuovere schemi di contrattualizzazione con soggetti terzi per l’approvvigionamento dell’energia rinnovabile”. Inoltre si lavora “al tema del superamento del Pun”, anche se su questo punto Boschi ha approfondito le difficoltà che potrebbero esserci per i Ppa poiché “in assenza di un Pun, cioè di una media, in un sistema zonale il mercato è ristretto”. Difatti, chi fa approvvigionamenti a termine “è costretto ad assumere un rischio enorme se non vende l’energia nella stessa zona in cui ha fatto gli impianti”.

Infine c’è l’articolato tema dell’eolico offshore. Per Boschi c’è da predisporre tutta la catena logistica e soprattutto “da mettere ordine” poiché l'Italia “non è partita correttamente come hanno fatto gli altri  Paesi individuando le aree”. Tutto ciò nel contesto Piano dello spazio marittimo “che va ben studiato”. A suo modo di vedere, “se gli impianti sono realizzati oltre le 12 miglia c’è più un tema di accordi internazionali che di demanio”.

Alla giornata di lavori hanno preso parte Virginia Canazza e Claudia Checchi per Mbs, Franco Cotana, ad di Rse, Valerio Capizzi per Emea Ing Bank, Davide Manunta di Cdp, Luca Matrone per Intesa Sanpaolo, Lorenzo Parola di Parola Associati, Claudio Farina di Snam, Paolo Arrigoni, presidente del Gse, Giovanni Brianza di Edison Next, Monica Iacono di Engie, Nicola Lanzetta di Enel, Renato Mazzoncini di A2A, Giuseppe Argirò di Cva, Claudio Moscardini di Sorgenia e Riccardo Rossi di Centrica.

È inoltre intervenuto Fabio Bulgarelli, direttore affari regolatori di Terna, che si è detto “ottimista” sul fatto che la disciplina sugli accumuli “possa essere messa in consultazione nelle prossime settimane”. Dopo sarà la volta del capacity market: “Dopo la consultazione sulla disciplina per gli accumuli andremo a consultare anche la nuova disciplina del mercato della capacità”, ha annunciato, a conferma di quanto anticipato nei giorni scorsi da QE.

Boschi traccia le priorità tra “gli arretrati”. Superamento Pun, nodo Ppa. Fer X: “modello centralizzato” per tempi e vaglio Ue. Terna: nelle prossime settimane consultazione accumuli poi capacity market

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di Alfredo Spalla per Quotidiano Energia

In attesa che il DL Energia arrivi all’attenzione del Consiglio dei ministri, che a quanto appreso potrebbe svolgersi il 23 ottobre, dal Mase - precisamente da Federico Boschi, Capo del dipartimento energia (Die)- sono arrivate alcune indicazioni sui dossier all’attenzione del ministero.

Al responsabile del Die sono state a date le conclusioni del convegno di E-Innovation Committee dal titolo “La bussola del nuovo Pniec tra Nord magnetico e linea di fede” tenutosi oggi a Roma.

Sul DM Fer X, riferendosi alla questione tra modello “centralizzato” e “decentralizzato”, Boschi ha detto che “lo schema di approvvigionamento centralizzato” nasce come “principale” essenzialmente per due motivi pratici. C’è stata la decisione di ricorrere a strumenti più rodati e comprensibili anche in vista del vaglio della Commissione Ue, che dovrà poi esprimersi sulla compatibilità del decreto. A questo si abbina “la consapevolezza delle esigenze legate ai tempi” stretti. Per il Mase rimane però saldo un obiettivo: “togliere i rischi che gli operatori non riescono a gestire in modo ottimale”.

Boschi ha poi esposto “le tre dimensioni” del decreto sulle aree idonee: si sta studiando “un’incentivazione positiva che spinga le Regioni con meccanismi di premialità”. C’è poi il legame tra sviluppo delle Fer, soprattutto l’eolico, e il paesaggio con una riflessione su quale ruolo debbano avere i piano paesaggistici e c’è infine quello che ha definito “il conflitto tra agricoltura e ambiente”. Su quest’ultimo punto si è detto “più critico” osservando che “c’è quantomeno una sovrabbondanza di vincoli che rischiano di avere una frammentazione eccessiva”. Il “conforto” del Mase è che “anche le Regioni lo percepiscono come un vincolo eccessivo”.

In prospettiva, invece, “cosa bolle in pentola al Mase”? Rispondendo a quest’interrogativo posto da Giovanni Galgano, managing director Public Affairs Advisors, Boschi ha elencato alcune riforme che potrebbero entrare nei prossimi decreti. “C’è un arretrato notevole di cose da fare”, ha premesso. Ha quindi precisato: “Pensiamo a misure di promozione della decarbonizzazione delle industrie energivore che passino attraverso impegni diretti di questi soggetti a investire in rinnovabili, quindi una misura volta a promuovere schemi di contrattualizzazione con soggetti terzi per l’approvvigionamento dell’energia rinnovabile”. Inoltre si lavora “al tema del superamento del Pun”, anche se su questo punto Boschi ha approfondito le difficoltà che potrebbero esserci per i Ppa poiché “in assenza di un Pun, cioè di una media, in un sistema zonale il mercato è ristretto”. Difatti, chi fa approvvigionamenti a termine “è costretto ad assumere un rischio enorme se non vende l’energia nella stessa zona in cui ha fatto gli impianti”.

Infine c’è l’articolato tema dell’eolico offshore. Per Boschi c’è da predisporre tutta la catena logistica e soprattutto “da mettere ordine” poiché l'Italia “non è partita correttamente come hanno fatto gli altri  Paesi individuando le aree”. Tutto ciò nel contesto Piano dello spazio marittimo “che va ben studiato”. A suo modo di vedere, “se gli impianti sono realizzati oltre le 12 miglia c’è più un tema di accordi internazionali che di demanio”.

Alla giornata di lavori hanno preso parte Virginia Canazza e Claudia Checchi per Mbs, Franco Cotana, ad di Rse, Valerio Capizzi per Emea Ing Bank, Davide Manunta di Cdp, Luca Matrone per Intesa Sanpaolo, Lorenzo Parola di Parola Associati, Claudio Farina di Snam, Paolo Arrigoni, presidente del Gse, Giovanni Brianza di Edison Next, Monica Iacono di Engie, Nicola Lanzetta di Enel, Renato Mazzoncini di A2A, Giuseppe Argirò di Cva, Claudio Moscardini di Sorgenia e Riccardo Rossi di Centrica.

È inoltre intervenuto Fabio Bulgarelli, direttore affari regolatori di Terna, che si è detto “ottimista” sul fatto che la disciplina sugli accumuli “possa essere messa in consultazione nelle prossime settimane”. Dopo sarà la volta del capacity market: “Dopo la consultazione sulla disciplina per gli accumuli andremo a consultare anche la nuova disciplina del mercato della capacità”, ha annunciato, a conferma di quanto anticipato nei giorni scorsi da QE.

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