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Fer, Il Rating Regions. Atelli: “Pareri Favorevoli, Nel 2023 I Gw In Doppia Cifra”

Public Affairs Advisors

Dati aggiornati e i voti dell’osservatorio sulle rinnovabili: FV stimato a 5 GW entro fine anno, il peso degli sblocchi in Cdm e le prospettive sull’offshore. Via-Vas e Pnrr-Pniec, pronti nuovi ingressi nelle commissioni.

di Alfredo Spalla pubblicato su Quotidiano Energia

Molte semplificazioni, un nuovo Governo, il caro-energia e le politiche regionali. Sono tanti i fattori da mettere in prospettiva quando si fa un bilancio sull’andamento delle rinnovabili nel 2022 e una stima per il 2023. Lo hanno fatto i relatori del convegno nazionale di R.E.gions 2030, tornati a riunirsi in pubblico ieri 11 maggio al Palazzo Colonna Coffee House di Roma a un anno di distanza.
Se l’anno scorso l’approfondimento era dedicato alle “Regioni alla prova delle rinnovabili e della transizione”, con i territori che chiedevano un maggior “dialogo con il Governo” (allora guidato da Draghi e Cingolani al Mite) e un piano “Repower Italy”, quest’anno il focus è stato sull’“evoluzione delle rinnovabili italiane” tra “semplificazioni e ruolo delle Regioni”. Da più parti si è giudicato “sufficiente” il livello di semplificazione raggiunto, mentre rimangono aperte le questioni che interessano le aree idonee, le eventuali compensazioni per le Fer e i conflitti tra amministrazioni che obbligano il Consiglio dei ministri all’intervento.

L’anno scorso Atelli, presidente delle commissioni Via-Vas e Pnrr-Pniec, chiedeva che non si arrivasse a “un derby fra ministeri differenti sugli stessi progetti” con l’intervento di Palazzo Chigi. Nei mesi, però, questa pratica si è consolidata, tanto che Tommaso Barbetti, partner di Elemens, non ha esitato a definirla “una dinamica con carattere patologico”.

Il convegno di R.E.gions2030, che è un’iniziativa di Public Affairs Advisors ed Elemens, con la media partnership di Quotidiano Energia, è stato aperto dai saluti di Giovanni Galgano, Managing director Public Affairs Advisors. “Il lavoro delle commissioni Mase ci sembra significativamente migliorato. Non sappiamo se si possa dire altrettanto dell’approccio regionale”, ha detto sottolineando che “c’è qualche problema in alcuni territori”.

L’andamento delle autorizzazioni: i numeri aggiornati

Successivamente, Barbetti ha presentato i risultati del rapporto sintetizzando i trend con voti e outlook. Per il fotovoltaico, il cui rating generale sul permitting passa dalla “B” per il 2022 rispetto alla “C” dell’anno precedente (su una valutazione A/E) con una prospettiva “stabile” nel biennio 2023-2025, il picco di autorizzazioni rimane quello dei 4,3 GW del 2022. Un numero ben superiore ai 2,4 GW del 2021 e ai 600 MW del 2020. Nei primi mesi di quest’anno, calcolando i dati aggiornati a fine marzo, si arriva a 1,2 GW di autorizzazioni. Con le Pas – per le quali Barbetti fa notare la mancanza di un effettivo accesso ai dati – si stima che per quest’anno sia raggiunta la soglia dei 5 GW di FV. “Se il trend degli ultimi 15 mesi si manterrà inalterato, nei prossimi 5 anni si autorizzeranno circa 25 GW”, si legge nella presentazione dell’Osservatorio (disponibile in allegato sul sito di QE).

L’eolico, invece, ottiene il voto più basso: “E” nel 2022. Peggio della “D” del 2021. L’outlook viene stimato in crescita, anche se per raggiungere gli obiettivi al 2030 “sarà necessario un deciso cambio di passo”. I dati per il 2023, aggiornati a fine marzo, riferiscono di 317 MW autorizzati. Sulla performance rivedibile pesa la mancata conversione delle Via nazionali in autorizzazioni regionali. È difficile invece giudicare lo status delle semplificazioni del 2022, il cui rating è appunto “senza voto” e l’outlook incerto. Soprattutto sono semplificazioni con un impatto poco effettivo sul 95% del mercato, che comprende FV in area agricola, agrivoltaico hard e light ed eolico. Si dovrebbe quindi allargare la platea dando maggiore solidità agli strumenti consolidati. In tal senso potrebbe essere utile emanare il testo unico per le Fer, previsto dal Ddl Concorrenza 2021 ma finora senza seguito a livello attuativo.

Nel focus dedicato al fotovoltaico e all’eolico nazionale è emerso con evidenza il peso degli sblocchi del Consiglio dei ministri per superare il dissenso tra Mase e Mic. Sul FV, per esempio, si registrano 389 MW con via positiva nell’ultimo quadrimestre del 2022, con un contributo di 60 MW dal Cdm. Nel quadrimestre successivo, il primo del 2023, sui 162 MW non c’è intervento di Palazzo Chigi. È invece maggiore l’apporto nel secondo periodo di quest’anno, con 619 MW sbloccati dal Cdm sui 717 MW complessivi. Un trend ancora più marcato nell’eolico nazionale, dove il peso del Cdm raggiunge il picco dei 770 MW nel terzo quadrimestre del 2022 dopo i 283 MW e 478 MW dei periodi precedenti. Nonostante ciò, osserva il rapporto, rimane alto il valore dei dinieghi: più di un terzo dei provvedimenti rilasciati è risultato negativo (1,7 GW). I rating per il FV ed eolico nazionali sono quindi rispettivamente “C” e “D”.

Dopo lo scenario nazionale, sono state approfondite le situazioni presenti in vari territori: si va dai buoni voti del Lazio (A) sul fotovoltaico a quelli rivedibili della Puglia (D) sul FV o di Sardegna e Sicilia sull’eolico. Quest’ultima per il solare incassa però una A. In crescita il pacchetto composto da Emilia-Romagna, Piemonte, Friuli Venezia Giulia e Veneto, tutte accomunate da una B sul FV. Appare invece incerto il futuro per Calabria, Basilicata e Molise. Fa bene la Campania B: in entrambe le valutazioni.

Le novità dalle commissioni Via-Vas/Pnrr-Pniec e la visione delle Regioni

Tutti questi stimoli sono stati raccolti da Atelli, che ha aperto il suo intervento con un bilancio per le attività del 2022. “Se era una scommessa, possiamo parlare di scommessa vinta”, ha detto riferendosi all’avvio dei lavori della commissione Pnrr-Pniec affiancata alla Via-Vas. La stima è che, rispetto ai 7,5 GW di pareri favorevoli delle due commissioni nel 2022, “con tutta probabilità” si possa andare in doppia cifra per il 2023. Un contributo importante, a suo modo di vedere, potrebbe arrivare dall’eolico offshore. Cita “il disco verde” per il progetto nel Gargano, aggiungendo che il 2023 l’anno sarà anche l’anno “dei temi rimasti un po’ in ombra, come revamping e repowering”.

Il giudizio di Atelli sulle semplificazioni è positivo – “dal mio punto di vista hanno impattato” – mentre servirebbe un ulteriore cambio di passo sull’assetto di Pnrr-Pniec e Via-Vas. Ulteriore poiché qualcosa si è mosso da poco. Sono infatti in arrivo nuovi commissari: la Via-Vas, in deficit di 14 professionisti, dovrebbe sfiorare il contingente dei 50 componenti a pieno regime. La Pnrr-Pniec, al lavoro con metà delle risorse (35 su 70), dovrebbe invece integrare 10 esperti, secondo quanto riferito da Atelli che ha ringraziato il ministro Pichetto per l’imminente firma dei decreti di nomina. Sulle compensazioni ha chiesto che il dibattito si allinei per maturità a quello del permitting.

Alla tavola rotonda hanno preso parte i rappresentanti delle Regioni. C’è stato l’annuncio di novità interessanti per il dialogo sulle aree idonee da parte dell’assessora Pili (Sardegna) e di Boschi, capo dipartimento energia del Mase, mentre l’Umbria, con Roberto Morroni, ha detto che il “territorio è interessato allo sviluppo connesso all’autoconsumo”, pur sottolineando che la Regione “ha ampiamente superato il target del burden sharing”. L’Emilia-Romagna, intervenuta con la direttrice generale Morena Diazzi, si è detta soddisfatta per la spinta sulle comunità energetiche: 141 progetti presentati nei 6 mesi successivi alla Legge sulle Cer proposta dall’allora vicepresidente Elly Schlein, oggi segretaria nazionale del PD. Cosimo Latronico, titolare dell’assessorato della Basilicata, sulle compensazioni si è augurato che “il Governo possa valutare una banca dell’energia”. La sua idea sul tema era stata approfondita in una recente intervista a QE, rilasciata proprio nell’ambito di R.E.gions 2030.

Fer, Il Rating Regions. Atelli: “Pareri Favorevoli, Nel 2023 I Gw In Doppia Cifra”

Public Affairs Advisors

Dati aggiornati e i voti dell’osservatorio sulle rinnovabili: FV stimato a 5 GW entro fine anno, il peso degli sblocchi in Cdm e le prospettive sull’offshore. Via-Vas e Pnrr-Pniec, pronti nuovi ingressi nelle commissioni.

di Alfredo Spalla pubblicato su Quotidiano Energia

Molte semplificazioni, un nuovo Governo, il caro-energia e le politiche regionali. Sono tanti i fattori da mettere in prospettiva quando si fa un bilancio sull’andamento delle rinnovabili nel 2022 e una stima per il 2023. Lo hanno fatto i relatori del convegno nazionale di R.E.gions 2030, tornati a riunirsi in pubblico ieri 11 maggio al Palazzo Colonna Coffee House di Roma a un anno di distanza.
Se l’anno scorso l’approfondimento era dedicato alle “Regioni alla prova delle rinnovabili e della transizione”, con i territori che chiedevano un maggior “dialogo con il Governo” (allora guidato da Draghi e Cingolani al Mite) e un piano “Repower Italy”, quest’anno il focus è stato sull’“evoluzione delle rinnovabili italiane” tra “semplificazioni e ruolo delle Regioni”. Da più parti si è giudicato “sufficiente” il livello di semplificazione raggiunto, mentre rimangono aperte le questioni che interessano le aree idonee, le eventuali compensazioni per le Fer e i conflitti tra amministrazioni che obbligano il Consiglio dei ministri all’intervento.

L’anno scorso Atelli, presidente delle commissioni Via-Vas e Pnrr-Pniec, chiedeva che non si arrivasse a “un derby fra ministeri differenti sugli stessi progetti” con l’intervento di Palazzo Chigi. Nei mesi, però, questa pratica si è consolidata, tanto che Tommaso Barbetti, partner di Elemens, non ha esitato a definirla “una dinamica con carattere patologico”.

Il convegno di R.E.gions2030, che è un’iniziativa di Public Affairs Advisors ed Elemens, con la media partnership di Quotidiano Energia, è stato aperto dai saluti di Giovanni Galgano, Managing director Public Affairs Advisors. “Il lavoro delle commissioni Mase ci sembra significativamente migliorato. Non sappiamo se si possa dire altrettanto dell’approccio regionale”, ha detto sottolineando che “c’è qualche problema in alcuni territori”.

L’andamento delle autorizzazioni: i numeri aggiornati

Successivamente, Barbetti ha presentato i risultati del rapporto sintetizzando i trend con voti e outlook. Per il fotovoltaico, il cui rating generale sul permitting passa dalla “B” per il 2022 rispetto alla “C” dell’anno precedente (su una valutazione A/E) con una prospettiva “stabile” nel biennio 2023-2025, il picco di autorizzazioni rimane quello dei 4,3 GW del 2022. Un numero ben superiore ai 2,4 GW del 2021 e ai 600 MW del 2020. Nei primi mesi di quest’anno, calcolando i dati aggiornati a fine marzo, si arriva a 1,2 GW di autorizzazioni. Con le Pas – per le quali Barbetti fa notare la mancanza di un effettivo accesso ai dati – si stima che per quest’anno sia raggiunta la soglia dei 5 GW di FV. “Se il trend degli ultimi 15 mesi si manterrà inalterato, nei prossimi 5 anni si autorizzeranno circa 25 GW”, si legge nella presentazione dell’Osservatorio (disponibile in allegato sul sito di QE).

L’eolico, invece, ottiene il voto più basso: “E” nel 2022. Peggio della “D” del 2021. L’outlook viene stimato in crescita, anche se per raggiungere gli obiettivi al 2030 “sarà necessario un deciso cambio di passo”. I dati per il 2023, aggiornati a fine marzo, riferiscono di 317 MW autorizzati. Sulla performance rivedibile pesa la mancata conversione delle Via nazionali in autorizzazioni regionali. È difficile invece giudicare lo status delle semplificazioni del 2022, il cui rating è appunto “senza voto” e l’outlook incerto. Soprattutto sono semplificazioni con un impatto poco effettivo sul 95% del mercato, che comprende FV in area agricola, agrivoltaico hard e light ed eolico. Si dovrebbe quindi allargare la platea dando maggiore solidità agli strumenti consolidati. In tal senso potrebbe essere utile emanare il testo unico per le Fer, previsto dal Ddl Concorrenza 2021 ma finora senza seguito a livello attuativo.

Nel focus dedicato al fotovoltaico e all’eolico nazionale è emerso con evidenza il peso degli sblocchi del Consiglio dei ministri per superare il dissenso tra Mase e Mic. Sul FV, per esempio, si registrano 389 MW con via positiva nell’ultimo quadrimestre del 2022, con un contributo di 60 MW dal Cdm. Nel quadrimestre successivo, il primo del 2023, sui 162 MW non c’è intervento di Palazzo Chigi. È invece maggiore l’apporto nel secondo periodo di quest’anno, con 619 MW sbloccati dal Cdm sui 717 MW complessivi. Un trend ancora più marcato nell’eolico nazionale, dove il peso del Cdm raggiunge il picco dei 770 MW nel terzo quadrimestre del 2022 dopo i 283 MW e 478 MW dei periodi precedenti. Nonostante ciò, osserva il rapporto, rimane alto il valore dei dinieghi: più di un terzo dei provvedimenti rilasciati è risultato negativo (1,7 GW). I rating per il FV ed eolico nazionali sono quindi rispettivamente “C” e “D”.

Dopo lo scenario nazionale, sono state approfondite le situazioni presenti in vari territori: si va dai buoni voti del Lazio (A) sul fotovoltaico a quelli rivedibili della Puglia (D) sul FV o di Sardegna e Sicilia sull’eolico. Quest’ultima per il solare incassa però una A. In crescita il pacchetto composto da Emilia-Romagna, Piemonte, Friuli Venezia Giulia e Veneto, tutte accomunate da una B sul FV. Appare invece incerto il futuro per Calabria, Basilicata e Molise. Fa bene la Campania B: in entrambe le valutazioni.

Le novità dalle commissioni Via-Vas/Pnrr-Pniec e la visione delle Regioni

Tutti questi stimoli sono stati raccolti da Atelli, che ha aperto il suo intervento con un bilancio per le attività del 2022. “Se era una scommessa, possiamo parlare di scommessa vinta”, ha detto riferendosi all’avvio dei lavori della commissione Pnrr-Pniec affiancata alla Via-Vas. La stima è che, rispetto ai 7,5 GW di pareri favorevoli delle due commissioni nel 2022, “con tutta probabilità” si possa andare in doppia cifra per il 2023. Un contributo importante, a suo modo di vedere, potrebbe arrivare dall’eolico offshore. Cita “il disco verde” per il progetto nel Gargano, aggiungendo che il 2023 l’anno sarà anche l’anno “dei temi rimasti un po’ in ombra, come revamping e repowering”.

Il giudizio di Atelli sulle semplificazioni è positivo – “dal mio punto di vista hanno impattato” – mentre servirebbe un ulteriore cambio di passo sull’assetto di Pnrr-Pniec e Via-Vas. Ulteriore poiché qualcosa si è mosso da poco. Sono infatti in arrivo nuovi commissari: la Via-Vas, in deficit di 14 professionisti, dovrebbe sfiorare il contingente dei 50 componenti a pieno regime. La Pnrr-Pniec, al lavoro con metà delle risorse (35 su 70), dovrebbe invece integrare 10 esperti, secondo quanto riferito da Atelli che ha ringraziato il ministro Pichetto per l’imminente firma dei decreti di nomina. Sulle compensazioni ha chiesto che il dibattito si allinei per maturità a quello del permitting.

Alla tavola rotonda hanno preso parte i rappresentanti delle Regioni. C’è stato l’annuncio di novità interessanti per il dialogo sulle aree idonee da parte dell’assessora Pili (Sardegna) e di Boschi, capo dipartimento energia del Mase, mentre l’Umbria, con Roberto Morroni, ha detto che il “territorio è interessato allo sviluppo connesso all’autoconsumo”, pur sottolineando che la Regione “ha ampiamente superato il target del burden sharing”. L’Emilia-Romagna, intervenuta con la direttrice generale Morena Diazzi, si è detta soddisfatta per la spinta sulle comunità energetiche: 141 progetti presentati nei 6 mesi successivi alla Legge sulle Cer proposta dall’allora vicepresidente Elly Schlein, oggi segretaria nazionale del PD. Cosimo Latronico, titolare dell’assessorato della Basilicata, sulle compensazioni si è augurato che “il Governo possa valutare una banca dell’energia”. La sua idea sul tema era stata approfondita in una recente intervista a QE, rilasciata proprio nell’ambito di R.E.gions 2030.

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